Dal Commodore 64 a Windows 10

Qualche giorno fa ho assemblato il nuovo PC con la CPU  AMD Ryzen5 2400G a 3,6 GHz, per ora, dotato di 16GB di RAM. Dopo aver installato l’ultima build (1809) di Windows 10 Pro sono capitato per caso su una notizia che mi ha fatto tornare indietro nel tempo per un amarcord.

La notizia era che, trentasette anni fa (gennaio 1982) veniva presentato a Las Vegas al CES (Consumer Electronics Show, una fiera di elettronica dove vengono tuttora mostrate le novità tecnologiche) l’home computer più venduto nel mondo, il Commodore 64.

Leggendo quella notizia la prima cosa alla quale ho pensato è stata: 37 anni?? Di già?? Ma allora quanti anni sono passati dai miei primi esperimenti di programmazione col C=64?

Lo avevo ricevuto in regalo per Natale e compleanno (nella mia famiglia quando un regalo era particolarmente costoso lo si faceva valere per più occasioni – grande insegnamento questo) in quale anno? Un paio di conti e qualche verifica: nel mio caso è stato nel dicembre del 1984 quando ricevetti dai miei genitori il Commodore 64  completo del Datassette 1530 (il registratore/riproduttore di nastri magnetici) e la cartuccia del gioco Lazarian  (un gioco dove si doveva sparare alle navi spaziali aliene).

Era stato acquistato all’Elettrocasa di Trento per una cifra che si aggirava attorno alle £ 800.000 (ottocentomila lire) che secondo le tabelle ISTAT corrispondono a poco meno di €1.200 (milleduecento euro) attuali (anno 2019). I miei genitori, sempresempre lungimiranti, avevano compreso il grande cambiamento avvenuto in quel lontano 1984 ed hanno sicuramente rinunciato a qualcosa per farmi questo grande e costoso regalo.

Commodore 64 - Datassette 1530Commodore 64 e Datasette 1530

Cartuccia Lazarian
Negli anni 1984-85 la memoria di massa più diffusa e tipica del Commodore 64 erano le normali audiocassette C46 (della durata di 23 minuti per lato), C60 (30 minuti per lato le più diffuse), C90 (45minuti per lato, anche queste molto diffuse) o le rare e costose C120 (60 minuti per lato).
Oltre ai nastri magnetici  vi erano anche delle unità floppy disk da 5¼ pollici a singola faccia da 170 KB ma non erano molto diffuse in quanto il drive era molto costoso così come i singoli floppy disk.
Un’altro supporto per i programmi erano le cartucce: queste contenevano e rendevano disponibile immediatamente il programma. Occorreva però spegnere il C=64, inserire la cartuccia e riaccenderlo, non era possibile infatti inserirle a computer accesso.

Questo vuol dire che sono passati 33-34 anni dai primi esperimenti di programmazione col C=64.

Prima degli anni 80 i computer erano destinati ai soli tecnici specializzati e nessuno avrebbe immaginato che qualche anno dopo ci sarebbe stato un computer in ogni casa e che quegli home computer avrebbero contribuito alla diffusione massiva della tecnologia informatica in ogni settore della nostra vita.

Ma ritorniamo al dicembre del 1984, ricordo che fin dai primi giorni, nonostante avessi solo undici anni e frequentassi la prima media, iniziai a sperimentare i rudimenti di programmazione scrivendo i primi listati con il BASIC V2 (copiandoli dai libri o dalle riviste specializzate).

Non so cosa mi abbia spinto ad appassionarmi alla programmazione dei computer anziché utilizzarlo solo per giocare. Probabilmente la mia innata curiosità di conoscere il funzionamento delle cose, o il desiderio di sperimentare (uno dei miei libri preferiti all’epoca era il libro Progetti ed esperimenti facili e sicuri di elettricità) unito alla grande fantasia e creatività che potevo da quel momento in poi esprimere anche attraverso l’arte della programmazione.

Da piccolo (ma è un qualcosa che tuttora faccio) smontavo ogni oggetto complesso per comprenderne il funzionamento. Non erano solo oggetti elettronici, ma anche oggetti meccanici: li smontavo e li rimontavo per capire come funzionavano. Ma d’altronde ho giocato sia col LEGO che col Meccano, giochi fatti proprio per costruire e smontare in continuazione.

Fu una passione travolgente quella per il Commodore 64: gli anni successivi in occasione di regali di compleanno o di Natale chiedevo ai miei parenti di comprarmi libri o riviste inerenti la programmazione del C=64. Non giochi, ma libri che “divoravo”: leggevo e sperimentavo i comando sul C=64.

Quanti libri ho preso in prestito in biblioteca dedicati proprio alla programmazione, all’inizio per il commodore e in seguito per MS-DOS e Windows. Il bibliotecario quando arrivava un nuovo libro mi avvisava e risultavo sempre il primo della scheda di questo tipo di libri (a quel tempo era presente una scheda cartacea dove venivano indicati i prestiti: data del prestito e codice utente e data di riconsegna).

Per imparare ad usare al meglio quel hone computer seguii due corsi, il primo da autodidatta, il secondo invece tenuto da esperti.

Il primo corso era distribuito nelle edicole era composto da 20 fascicoli e audiocassette per imparare il linguaggio BASIC del Commodore 64.

Il corso era denominato VideoBasic – 20 videolezioni di BASIC per imparare con il C-64 edito dal Gruppo Editoriale Jackson.

Era un vero e proprio videocorso: si caricavano le cassette e si seguivano in parte sul televisore (il C=64 veniva collegato al televisore di casa tramite cavo dell’antenna) e in parte sul fascicolo. Credo che molti degli attuali programmatori ricorderanno con nostalgia questi fascicoli e si ricorderanno dei 7 personaggi che facevano parte del corso: la guida, l’interprete BASIC, il programma, il computer, le variabili, l’errore, il diagramma di flusso. Riguardando la scelta di esporre gli argomenti con uno stile fumettistico mi fa pensare che quell’opera editoriale fosse stata pensata proprio per coinvolgere ragazzi di 10-15 anni. Chi ha prodotto quell’opera aveva compreso che tra i bambini-ragazzi del tempo vi erano dei potenziali futuri programmatori e tecnici informatici.

Ora in diversi archivi dedicati al Commodore 64 si possono trovare sia le riviste dell’epoca che l’intera opera di 21 fascicolo. Sfogliando uno di quei fascicoli sono incappato in questa importantissima funzione del BASIC, il comando REM. Il commento proposto lo condivido pienamente anche oggi.


Quante volte mi imbatto in righe di codice non commentate e quindi non di facile comprensione. Qualche commento in più e sarebbe molto più semplice capire cosa fanno determinare subroutine e modificarle secondo le proprie esigenze.

Il secondo corso era tenuto dagli obiettori di coscienza e riguarda la programmazione del BASIC su dei Commodore 16. Ero il più giovane partecipante a quel corso ed ho potuto partecipare solo perché lo ha seguito anche mia sorella Giorgia (d’altronde avevo 12 anni al momento del corso ed era dall’altra parte della città di Trento).

Tra i libri che lessi e misi in pratica ricordo i titoli Commodore 64 il basic Commodore 64 la grafica e il suono. Ricordo anche che acquistavo la rivista Commodore Computer Club che proponeva intere pagine di listati che inserivo ed eseguivo nel Commodore 64 e che poi personalizzavo a seconda delle mie esigenze. Dalla copertina vedo che nel settembre del 1987 costava £ 4.000 (quattromila lire, equivalenti a circa gli attuali € 5,00)

Seguii quella rivista per molti anni: ad un certo punto spari la parola Commodore, poi divenne Personal Computer Club e successivamente Inter.Net.

Ma ritorniamo al Commodore 64: a casa utilizzai esclusivamente quell’home computer fino al dicembre del 1991 quando venne affiancato da un potente 386 a 33MHz con ben 4 MB di RAM, un hard disk da 44MB ed due floppy driver, da 5.25 (che poteva leggere fino a 1,2MB e da 3.5 (che poteva leggere i dischetti da 1.44 MB) e sistema operativo MS-DOS 5.0 (costato £ 3.200.000 tre milioni e duecentomila lire equivalenti a poco meno degli attuali € 3.100 tremilacento euro (secondo quando riportato dalle tabelle ISTAT), anche questo frutto di sacrificio per i miei genitori che lo acquistarono quale investimento per il mio futuro).

Il Commodore 64 l’ho usato anche dopo il 1991: collegavo dei circuiti elettronici autoprodotti per fare degli esperimenti di domotica. Purtroppo un giorno uno di quei circuiti assorbi troppa corrente fulminando il C64.

Nel1991 frequentavo il terzo anno dell’Istituto Tecnico Industriale specializzazione Elettrotecnica sperimentale “Ambra”, ovvero oltre alle lezioni di Elettrotecnica ed Elettronica, vi erano lezioni di programmazione del computer.

Nel biennio delle superiori (anche questo era un indirizzo sperimentale in quanto vi erano delle lezioni di informatica che non erano presenti nel biennio normale) io utilizzavo un emulatore di GWBasic per il C64 e delle estensioni quali il Simon’s Basic con le quali facevo funzionare gli stessi programmi che a scuola usavo su degli Olivetti M24 (sistema operativo MS-DOS – CPU 8086 a 8MHz). Questa era la magia di quegli anni ’80-’90, si sfruttava il 100% dell’hardware, della potenza del computer, i 64KB venivano sfruttati tutti e si usavano degli stratagemmi per superare le limitazioni tecnologiche. Un esempio? I colori del Commodore 64 erano 16, ma se il singolo pixel veniva colorato rapidamente e alternativamente di due colori differenti, per un effetto ottico si riuscivano ad ottenere molti più colori. Queste erano le tecniche usate dai programmatori dell’epoca che consentiva di ottenere effetti straordinari.

Oggi quanto sfruttiamo dei nostri potenti computer?

Ma se non avessi ricevuto un home computer nel 1984 che lavoro farei ora? Avrei creato ugualmente nel 1996 il mio sito personale e quello dedicato al mio paese (entrambi online da più di venti anni?)
Che lavoro avrei fatto?

Tra i tanti programmi uno in particolare mi intrigò moltissimo, era il software chiamato La Voce III, un programma che sfruttando il chip sonoro del C=64, lo faceva parlare (e anche cantare). Era un sintetizzatore vocale, un qualcosa che oggi non ci stupisce più, ma allora era una novità tecnologica.

Ho cercato quel software con google ed ho letto le istruzioni e gli articoli di presentazione di quel software. Nelle istruzioni si parlava delle sperimentazioni fatte dall’IBM per far riconoscere comandi vocali e dettare al computer, quello che sarebbe in seguito diventato il programma VoiceType.

Quando lessi per la prima volta quelle istruzioni e quegli articoli mai e poi mai avrei pensato che mi una decina di anni dopo mi sarei occupato anche io di riconoscimento vocale. Oggi dare comandi vocali o far trascrivere del testo dettando al computer o allo smartphone è un qualcosa di scontato, ma quando iniziai ad occuparmi di questo (1997) era ancora un qualcosa di sperimentale e molto costoso e il WER (Word Error Rate – l’unità di misura con cui si misura la percentuale di errori di un sistema di riconoscimento vocale) era molto lontano dalle cifre attuali.

Un altro software che ho usato sul C=64 era il Logo. Si creavano dei disegni indicando cosa fare (programmando) ad una tartaruga. Per disegnare un quadrato si davano i comandi Avanti, Indietro, Destra, Sinistra seguiti da un numero che rappresentava i pixel. Si potevano creare comandi personalizzati che contenevano una serie di questi comandi base e si poteva usare il comando ripeti per dare più volte la stessa sequenza di comandi. E poi c’era il comando Tana che riportava la tartaruga al centro dello schermo. Naturalmente vi erano i comandi sulapenna e giùlapenna che consentivano di tracciare o non tracciare le righe (in pratica di spostarsi senza disegnare).

Quante ore investite per ottenere buoni risultati. Anni dopo sfruttai quell’esperienza nel disegno tecnico con AutoCAD. Invece che usare mouse o tavoletta grafica, davo i comandi per tracciare linee e altre forme geometriche.

Per il Commodore 64 furono prodotti migliaia di programmi e furono la base per altri prodotti nati successivamente per altre piattaforme.

Torniamo al periodo del Commodore 64, agli anni ’80. Cosa mi manca di quel periodo?

La creatività, la fantasia e la voglia di fare di quella generazione in quegli anni. Chi ha avuto la fortuna di vivere quella stagione informatica come l’ho vissuta io, sa di cosa sto parlando ed è tuttora curioso, creativo e con tanta voglia di fare, scoprire e inventare nuove cose. Si parla molto dei nativi digitali per indicare le persone nate alla fine degli anni 80 che si sono trovate immerse nella tecnologia, ma l’hanno in qualche modo subita, hanno trovato un qualcosa di pronto per l’uso e non conoscono quello che sta “dietro” o “sotto” il coperchio del computer.

Se ora abbiamo necessità di un qualche software che faccia qualche operazione particolare, facciamo una ricerca su google e nella maggior parte dei casi lo troviamo, lo scarichiamo e lo usiamo immediatamente. Nel 1984-85 nella maggior parte dei casi il programma lo si doveva creare. Si partiva da una esigenza, la si analizzava e poi si scriveva il codice.

Per le generazioni successive i computer, gli smartphone, ii tablet  sono delle scatole, degli oggetti da scegliere per il colore o la marca.

 

 

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