Rispetto, il grande assente.

«Basterebbe un po’ di buonsenso» è il mantra, la frase di questo periodo.

Questo termine viene frequentemente (ab)usato come se fosse una formula magica per convincere l’interlocutore che la propria opinione personale sia equilibrata e sia frutto di una attenta analisi di tutti i diversi aspetti di una vicenda. Ma davvero è così? E’ davvero il termine Sim Sala Bim! a creare la “magia” o è la bravura del prestidigitatore nel realizzare l’illusione?

Non è il buonsenso che manca… è il rispetto il grande assente. Quanto è difficile rispettare l’altro/a.

Rispettare vuol dire cercare di accettare la persona per come è senza volerla manipolare, accoglierla anche se ha opinioni diverse dalle nostre, sforzarsi di comprendere le sue scelte e le sue decisioni, aiutarla quando è in difficoltà. Ma il rispetto deve essere reciproco: io rispetto te e tu rispetti me. Non può essere a senso unico.
Il rispetto però non deve sminuire il ruolo: quando l’insegnante corregge l’allievo non è una mancanza di rispetto, ma fa parte del ruolo stesso dell’insegnante.

Se rispetto una persona, metto da parte il mio orgoglio e mi faccio aiutare, metto da parte le mie convinzioni ed i miei pregiudizi e dialogo con l’altro/a ben sapendo che nessuno detiene la verità assoluta.

Quante volte siamo fortemente convinti di un qualcosa e strada facendo abbiamo scoperto che non era del tutto corretta la nostra convinzione se non addirittura sbagliata? Ogni volta che prendiamo parte ad una discussione e ci crediamo obiettivi, in realtà non lo siamo perchè la nostra visione della situazione è parziale e si basa sulle nostre conoscenze ed esperienze.

1+1=2 : davvero è sempre così? Se la nostra conoscenza in matematica si è fermata ai soli numeri in base 10, quell’affermazione sarà per noi una verità assoluta in quanto non abbiamo altre esperienze o conoscenze.
Nello stesso modo per chi conoscesse solo i la numerazione in base 2 (per chi non sapesse di cosa parlo può vedere la pagina Wikipedia sul sistema binario) quel 1+1=2 è un qualcosa di sbagliato, di incomprensibile, di non vero in quanto quell’addizione in base 2 da un risultato totalmente diverso, ovvero 1+1=10 (dove quel 10 non si legge come “dieci” ma come “uno-zero”).

Ma chi dei due ha ragione? Entrambi o nessuno? Nessuno dei due se ognuno resta fermo nella propria opinione personale; entrambi se dialogando condividono le esperienze e conoscenze e riescono pertanto a capire che occorre aggiungere altre informazioni per capire e comprendere.

Questo vale per qualsiasi argomento che non conosciamo: ci facciamo un’idea della esattezza, della correttezza o meno di un argomentazione basandoci sulle nostre limitate conoscenze ed esperienze.

Possiamo agire come l’ignorante di turno, tirando fuori dal cilindro la frase «Basterebbe un po’ di buonsenso» e aggiungendo una serie di considerazioni ed opinioni personali…

oppure

usare il rispetto per l’altro e cercare col dialogo di ampliare le proprie e le altrui conoscenze.

Ma se davvero si usasse il rispetto e il dialogo al posto della contrapposizione e dell’odio, come farebbero certi miserabili ad aizzare le folle parlando alla pancia delle persone per creare proseliti per i propri scopi personali?

Quanti burattini – abilmente manovrati – che ignari contribuiscono ad aumentare il contrasto e l’odio!

«Divide et impera» è fondamentale per chi diffonde propaganda al posto della conoscenza.

Rispetto non è solo per le persone ma anche per le cose sia che siano nostre o degli altri. Rispettare è l’esatto contrario di vandalizzare, rispettare e aver cura delle cose altrui, delle cose pubbliche come se fossero nostre.

In questo tempo di pandemia da Covid-19 “rispetto” vuol anche dire seguire le regole e non cercare le scappatoie per aggirare le disposizioni di legge. Rispetto è anche saper rinunciare a qualcosa per favorire il bene altrui e nello stesso tempo saper dire di no. Ma il rispetto – come detto prima – deve essere reciproco: l’imprenditore rispetta le regole, le chiusure imposte ma si attende lo stesso rispetto per il suo lavoro dallo stato. Non può esserci in nessun caso un rispetto a senso unico.

In questi giorni di feste, quanti rinunceranno alle feste, al ritrovarsi tra non conviventi in modo da diminuire il rischio di contagio? Quanti sapranno dire di no agli amici, ai parenti, ai nonni che desiderano vedere i nipoti?

Non è facile rispettare le regole, non è facile rispettare l’altro perchè richiede coscienza ed intelligenza farlo. Meglio un uovo oggi (tutto subito ed un futuro incerto) o una gallina domani (qualche sacrificio oggi per avere probabili benefici nel futuro)?

Quanto è difficile essere pazienti e saper attendere. Eppure la risposta è sotto ai nostri occhi solo che non ce ne rendiamo conto.

Se chiedo ad un brillante neolaureato quanto ci è voluto per laurearsi mi risponderà indicandomi il numero d’anni previsti per il suo corso… ma davvero è così? No, non è così. Perché quel brillante neolaureato ha impiegato un tempo molto maggiore, in quanto sono da contare gli anni della scuola materna, delle elementari, delle medie, delle superiori ed infine quelli dell’università. Senza tutti questi passaggi non avrebbe potuto laurearsi. Se non avesse imparato a parlare, a leggere, a far di conto e via dicendo, come avrebbe potuto laurearsi?

Perché non ci ricordiamo quasi mai di questo – di tutto il nostro bagaglio di esperienze – e pensiamo solo alle ultime vicende / vicissitudini della nostra vita? No, su questo non ho una risposta.

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